venerdì 21 giugno 2019

Slam Dunk - Takehiko Inoue

Estate, tempo di giochi all'aperto per molti, per me di grandi ritorni.
Questa volta l'attenzione cade su un manga che potremmo definire un cult degli spokon, quelli che preferisco in assoluto. L'ho citato l'anno scorso, quando ho parlato di Haikyuu!!, ne ho parlato sei anni fa quando ho scritto di Real.
E' arrivato il momento di Slam Dunk.

31 volumetti, disegnati dal grande Takehiko Inoue, pubblicati dal 1990 al 1996. Sì, tanto tempo fa. All'epoca la pallacanestro non era per nulla uno sport seguito in Giappone, non esisteva nemmeno una lega professionistica (che è nata nel 2005 e soppressa nel 2016), e Inoue decise di fare una scommessa con sé stesso. 

mercoledì 5 giugno 2019

Innocenza violata e le sue conseguenze: "Io so' Carmela"

Il caso del suicidio assistito di  Noa Pothoven sta facendo il giro del mondo. Quello che colpisce è che finora l'eutanasia e il suicidio assistito riguardavano persone con malattie incurabili che, prima di tutto, le debilitavano nel fisico, rendendo in senso pratico la loro vita difficile, provocando dopo sofferenza psicologica. Nel caso di Noa il disagio più che nel corpo era nello spirito, finita in una spirale di depressione e anoressia che le ha fatto desiderare la morte.
Volendo, avrebbe potuto suicidarsi in tutti i modi possibili, però ha deciso di farlo in modo controllato dalle istituzioni.
Non mi permetto di iniziare una discussione etica e morale, non sono in grado di valutare se sia giusto o sbagliato. Leggendo la sua storia, però, mi è tornato in mente un graphic novel che ho comprato diversi anni fa e che racconta una storia simile, ispirato al diario di Carmela Cirella, ritrovato dopo la sua morte.
Io so' Carmela è stato scritto da Alessia di Giovanni e disegnato da Monica Barengo, pubblicato da Beccogiallo, racconta la storia di una ragazzina di Taranto di soli 13 anni, violentata tre volte in quattro giorni da persone diverse. La violenza è solo l'inizio.
"Ho cominciato un diario. L'ho chiamato 'la storia più brutta della mia vita"

domenica 26 maggio 2019

La mafia è una montagna di merda: la strage di Via dei Georgofili

Quello che resta de "Concerto musicale" di Bartolomeo Manfredi
Oggi ricorre l'anniversario di un evento tragico, una strage di mafia avvenuta nella notte tra il 26 e il 27 maggio del 1993. Era l'anno delle stragi mafiose, quelle che avevano ucciso Falcone e Borsellino, quelle che vedevano Cosa Nostra agire nel peggiore dei modi per far guerra allo Stato.

Oltre alle vite delle persone, che si tratti di civili o di esponenti delle forze dell'ordine e della magistratura, politici (di quelli veri!) che mettevano la faccia nella lotta, le mafie hanno distrutto anche molte opere d'arte e proprio la strage di Via dei Georgofili è un esempio chiaro.
277 chilogrammi di esplosivo furono stipati in un Fiorino e l'auto parcheggiata in quella via, adiacente alla Galleria degli Uffizi di Firenze.
All'una di notte un boato sveglia la città. E' crollata la Torre dei Pulci, dove è ospitata l'Accademia dei Georgofili, fondata nel 1753 e operante nel settore degli studi di agronomia, selvicoltura, economia e geografia agraria.

martedì 21 maggio 2019

La fontana di Ontani a Vergato e l'Arte Degenerata

La statua dello scandalo
Avevo seguito molto distrattamente la polemica esplosa su una fontana, intitolata RenVergatellAppenninMontovolO, opera in bronzo e marmo di Luigi Ontani, installata a Vergato, davanti alla stazione dei treni. Ancora di più mi veniva letteralmente da ridere quando Simone Pillon, che di mestiere fa l'avvocato, lanciava giudizi personalissimi, senza avere nessuna qualifica in merito. Si è arrivati addirittura a mettere in  scena un finto esorcismo, ma ancora mi facevano ridere. Poi, però, è bastato un aggettivo in un commento qualunque a far scattare la molla: degenerato.

In quel commento si diceva che gli artisti si definiscono acculturati, ma sono soltanto dei degenerati.
Non sono qui per difendere Luigi Ontani, che si difende benissimo da solo, semplicemente mostrando un curriculum di mostre in tutto il mondo nelle maggiori gallerie di arte contemporanea dagli anni '60 ad oggi, quanto per voler discutere della curiosa scelta dell'aggettivo fatta dal commentatore qualunque, perché fu utilizzato nel periodo più buio della storia europea e del mondo.

venerdì 17 maggio 2019

Il marito di mio fratello - Gengoroh Tagame

Nella Giornata Internazionale contro l'omofobia, bifobia e transfobia vorrei parlarvi di un manga che ho letto e comprato tempo fa.
Prima però è meglio chiarire come si pone il Paese nipponico davanti all'omosessualità. Il Giappone ha una cultura profondamente diversa in fatto di espressione della propria affettività e le effusioni in pubblico, sia che avvengano tra persone di sesso diverso che tra persone dello stesso sesso, sono profondamente limitate. Anche solo tenersi per mano non viene visto di buon occhio. A livello legale, ci sono tutele contro il bullismo omofobico e la discriminazione in base all'orientamento sessuale, ma allo stesso tempo a livello sociale si tende a nascondere la propria omosessualità. Al momento non sono permessi matrimoni o unioni civili tra persone dello stesso sesso.

Il marito di mio fratello di Gengoroh Tagame, pubblicato in Italia da Planet Manga, conta due volumi, da cui è stato tratto un live action, e tratta di omosessualità. Facciamo la conoscenza fin dalle prime pagine di Yaichi, un padre single, che vive con la figlioletta Kana. Ha la fortuna di vivere di rendita, grazie agli affitti di un condominio ereditato dai suoi genitori, per cui può prendersi cura di sua figlia a tempo pieno.

martedì 23 aprile 2019

Gli Scacciapensieri (6) - Moschettieri del re: la penultima missione

Torna la rubrica Gli Scacciapensieri, iniziata parlando di libri che leggo per passatempo, telefilm che guardo per puro divertimento. Sono quelle produzioni che non sono di alto livello culturale e qualitativo, ma che hanno il loro perché, i loro motivi per essere apprezzate, diventando in parte un modo per rilassare le meningi.
Questa volta si tratta di un film. Non è la mia amata animazione, ma è una semplice commedia italiana. La ragione per cui l'ho guardata è il soggetto, tratto e ispirato a I tre moschettieri di Alexandre Dumas. Chi mi conosce personalmente sa che ho una smodata passione per questo libro, tanto che ho guardato tutte le trasposizioni cinematografiche e animate che avevano come protagonisti D'Artagnan, Porthos, Athos e Aramis. Forse perché non sono eroi perfetti, forse perché sono una squadra, forse per la cappa e spada, ma io questi quattro li adoro da quando ero bambina.

lunedì 11 marzo 2019

Beck: Mongolian Chop Squad - Harold Sakuishi

Questa è la prima copertina.
Le facce gigione diventeranno splendide.
Guardare le altre immagini sotto
per capire.
Facendo spazio nella mia libreria per sistemare alcuni fumetti, mi è ricapitata tra le mani una serie che ho acquistato usata un anno fa, ma che è un titolo ormai piuttosto datato. L'ho conosciuta prima come anime, poi ho scoperto il manga, dove la storia, come al solito, prosegue.
Sto parlando di Beck: Mongolian Chop Squad di Harold Sakuishi

Pubblicata tra il 2000 e il 2008 (in Italia da Dynit), racconta le vicende di Yukio "Koyuki" Tanaka, un ragazzo delle medie, che fondamentalmente si annoia. Un giorno, mentre torna a casa, salva uno strano cane di nome Beck da dei ragazzini e fa la conoscenza con il suo proprietario, tale Ryusuke Minami, poco più grande di lui, chitarrista, appena tornato dagli Usa, dove ha suonato con i Dying Breed, gruppo grunge, il cui leader ricorda un famosissimo leader (ma non diciamo chi!). 
A questo punto Koyuki inizierà a interessarsi alla musica, visto che fino a quel momento aveva seguito qualche idol senza troppa convinzione, ma di musica non capiva un'acca. Prenderà lezioni di chitarra da un vicino molesto, il signor Saito, con un pappagallo ancora più molesto, conoscerà la sorella di Ryusuke, Maho, decisamente diversa dalle tipiche ragazze giapponesi, in virtù del suo essere di origine americana.
Koyuki e Ryusuke decideranno di mettere su una rock band, che verrà chiamata Beck, come il cane. 

martedì 5 febbraio 2019

Diario di viaggio - Istanbul, Parte Terza (17)

Tipiche case turche, in legno.
E veniamo così all'ultima giornata passata per le vie di Istanbul. Si respirava già aria di fine viaggio, fine scoperta di un luogo nuovo e diverso.
I quartieri che la guida ha scelto per noi sono quelli di Fatih, Fener e Balat. Sono quartieri ricchi di storia anche questi, nella zona interna del Corno d'Oro, e sono conosciuti per essere dei quartieri conservatori. Passeggiando per queste strade non ho incontrato nessuna donna senza il velo islamico, che invece ho incrociato in tutti gli altri quartieri fino a quel momento visitati. Anche le architetture sono diverse. Qui si trovano ancora le tipiche abitazioni turche, costruite in legno, con dei caratteristici vani aggettanti: invece di un classico balcone, è come se il balcone fosse stato ricoperto di pareti per la religiosa necessità delle donne di non mostrarsi senza velo in pubblico, ma allo stesso tempo dando loro la possibilità di osservare cosa accade in strada e di comunicare tra loro da una casa all'altra. Mi ha ricordato molto le finestre che ho potuto osservare a Malta qualche anno fa.

domenica 27 gennaio 2019

L'artista della domenica: Joel Peter Witkin - Face of a woman

Face of a woman
2004
Mi rendo conto che iniziare così la domenica mattina, ma io trovo questo fotografo decisamente fuori dall'ordinario.
Joel Peter Witkin è un fotografo statunitense contemporaneo. Il suo lavoro si muove sul grottesco e affronta un tema particolare, quello della morte.
In diverse interviste ha raccontato di un particolare agghiacciante della sua infanzia:

sabato 26 gennaio 2019

Diario di viaggio - Istanbul, Parte Seconda (16)

Una sala del Pera Palace Hotel
Il secondo giorno di viaggio a Istanbul è stato il più faticoso, con 15 km percorsi interamente a piedi, andando di qui e di là. Se il primo giorno siamo rimasti in zona centro storico, nella seconda tappa di questo viaggio, abbiamo scelto l'altra sponda del Corno d'Oro, dove poi c'era anche il nostro albergo.

Eravamo tra i quartieri Karakoy, Galata e Beyoglu e abbiamo respirato un po' di Italia. Ebbene sì! La prima tappa è stata nella Moschea Kiliç Alì Pascià. Sì, sembra un nome finto, ma è verissimo, soprattutto il caro Alì Pascià era di origine calabrese! Rapito da ragazzo, viene messo al remo su una nave ottomana. Da qui parte la sua carriera, fino a diventare corsaro e ammiraglio ottomano. Combatte nella battaglia di Lepanto, sbaragliando Giannandrea Doria e insidiando la flotta della Lega Santa, nonostante la sconfitta finale. La sua Moschea è completa della sua tomba, della scuola coranica e dell'hammam, ovviamente tutto funzionante.

giovedì 17 gennaio 2019

Diario di viaggio - Istanbul, Parte Prima (15)


Moschea Blu
Bentrovati e buon 2019! Passato delle belle vacanze? Io sì (salti di giubilo!) e il titolo di questo Diario di viaggio lo dimostra.
Ebbene, quest'anno la fine dell'anno vecchio e l'inizio di quello nuovo li ho trascorsi all'estero. Era un po' che non succedeva, è stata una bella novità. Questa volta, insieme a mio padre, abbiamo deciso per questa particolarissima città, dalla storia complessa e dalle vicende davvero particolari: Istanbul.

Istanbul è l'unica città al mondo a trovarsi divisa tra due continenti: da un lato del Bosforo la vecchia Europa e dall'altro l'Asia. La parte europea è divisa a sua volta in due porzioni dal Corno d'Oro, una insenatura che corre per chilometri e divide la zona del centro storico dalle altre espansioni.
Istanbul ha 15 milioni di abitanti: prendete Bari, Napoli, Palermo e moltiplicate il tutto per 8 e avrete la formula perfetta per capire che tipo di città è. Siamo sinceri e queste tre città sono una sorta di caos organizzato (e disorganizzato), amichevoli sicuramente, complicate pure, variegate, dove si parlano tante lingue, dove la presenza del mare ha mescolato tutto il mescolabile. Così è Istanbul. Dico la verità, mi sono sentita piuttosto a casa, ho trovato molti più punti in comune rispetto a una qualunque città del nord Europa.
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