martedì 28 settembre 2010

La giustizia a tutti i costi

Vi siete mai interrogati sulla giustezza delle vostre idee? Siete sicuri di essere sulla strada giusta? 
Da un po' rifletto sul caso Sakineh. Onestamente trovo ingiusto e sbagliato che si voglia imporre ad uno Stato di non seguire le proprie leggi. Non è importante se lo Stato in questione può essere considerato incivile da noi e dai nostri valori: ognuno decide per sé. 
Inizialmente il problema era scatenato dalla condanna alla lapidazione per adulterio. E' considerato da tutti qualcosa si estremamente incivile e terribile. Ok, può essere vero, ma se la legge prevede questo, bisognerebbe spingere per invitare i Paesi, che prevedono la tortura, a eliminarla dalle possibili pene previste per alcuni tipi di crimini
Tanto per la cronaca, noi italiani non dovremmo fare tanto i galletti su certe questioni legate al maschilismo (perché, chiaramente, se Sakineh fosse stata un uomo non avrebbe rischiato la lapidazione). 
Fino al 1968, non così tanto tempo fa, la legge penale italiana prevedeva il reato di adulterio punibile fino a 2 anni di reclusione solo per la moglie. Se era il marito a tradire occasionalmente non succedeva niente, non costituiva reato (a patto che non diventasse una vera e propria relazione e il quel caso il reato era di concubinato e anche lui poteva essere sbattuto in galera).
Ovviamente nel caso di Sakineh la questione è più scottante, perché in ballo c'è una morte atroce. Io sono contro la pena di morte, in qualunque caso, anche per i serial killer, cosa che mi provoca continue discussioni sull'argomento. Io penso che nessuno meriti di morire per mano di un'altra persona: nessuno dovrebbe decidere della vita altrui in questa maniera, tra l'altro definitiva. 
Il problema è che assisto a contraddizioni pesantissime: ora che il rischio lapidazione della donna iraniana è scongiurato e questa rischia "solo" l'impiccagione per essere stata complice nell'omicidio del marito (a quanto dice la giustizia iraniana) si solleva l'ennesimo polverone per fermare l'esecuzione. E' una contraddizione perché tra i Paesi che prevedono la pena capitale ci sono Stati occidentali considerati civilissimi
Partiamo dagli Stati Uniti: sono solo 15 gli Stati che non prevedono la pena di morte, a cui ne vanno aggiunti 3 che non la applicano da tempo, come lo Stato di New York (che in ogni caso continua a prevederla). 
Asia e Africa la prevedono a iosa. Dei Paesi asiatici incriminati ricordiamo la Cina, ma anche l'ipertecnologico e civilissimo Giappone, tra l'altro per impiccagione. 
Tutto questo non dà certo fiducia, specie quando vogliamo imporre ad altri di seguire regole morali e civili che nemmeno noi, gente che si ritiene civilissima, sappiamo ben applicare. 
Personalmente credo che la pena di morte non abbia alcuna utilità: non mi pare che nei Paesi che la applicano i crimini diminuiscano. Questi sono concetti vecchi, ma che molti hanno difficoltà a comprendere.
Comunque, concordo con la moratoria, ma non con questo chiedere agli Stati di non applicare le proprie leggi.

Se volete firmare la moratoria visitate questo sito: Nessuno Tocchi Caino

4 commenti:

Alessandro de Leo ha detto...

Sono d'accordo con te su tutta la linea.
Il fatto che si facciano i classici "due pesi e due misure" è confermato dalla notizia di Teresa Lewis, "giustiziata" in Virginia solo 4 giorni fa (24/9/10). Dov'erano i manifesti "siamo tutti Teresa"? Dove sono le dichiarazioni indignate dei politici di mezzo mondo? Stando a quanto riportato dal Corriere, solo una trentina di persone sono andate a protestare durante l'esecuzione. Vogliamo paragonarlo alle sollevazioni di massa per Sakineh? Strano a dirsi, la dichiarazione più sensata è stata fatta proprio da Ahmadinejad, il quale ha fatto notare la differenza nelle reazioni.
La triste verità è che la gravità del gesto non è data dal gesto in sè, ma da chi lo commette.

Lucrezia M. ha detto...

E' un problema serio a mio avviso. E la questione del Giappone è interessante: il ministro della Giustizia, Keiko Chiba, attivista contro la pena di morte, ha dovuto dimettersi perché ha risollevato il problema della eliminazione della pena capitale. E sarebbe un Paese civile. Certo che Ahmadinejan che ha ragione fa paura.

Roke ha detto...

Anche io concordo con te...e ti dirò di più: questo mi fa anche interrogare sull'operato di alcune associazioni no-profit,le cui mozioni molto spesso sono rivolte a governi di paesi orientali; non mi è capitato fino ad ora di trovarne rivolte agli Stati Uniti. Non voglio insinuare nulla contro queste associazioni, solo mi è venuto in mente questo dubbio che cercherò di appurare quanto prima.

Lucrezia M. ha detto...

Esatto Roke, questa è un'altra caratteristica peculiare della questione "pena di morte". Ovviamente tutto dipende dal Paese in questione: nessuno si occupa dell'occidentalizzato Giappone e, chiaramente, guai a chi apre bocca sugli USA: loro fanno da soli. La pena di morte è inutile a prescindere e viola un diritto fondamentale, quello alla vita (e qui si rischia di confonderci con quella massa di personaggi che si fa in quattro per l'embrione; non che non sia giusto tentare di limitare i danni, ma se devo scegliere tra una persona fatta e finita, pensante, con un posto nel mondo e un embrione... io non ho dubbi.)

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