venerdì 23 giugno 2017

Diario di viaggio (11) - Nardò

fonte: Wikipedia
Era da molto tempo che non facevo un viaggetto da qualche parte. Unendo lavoro e piacere, ho visitato un altro spicchio di Salento. Nella mente di molti dire Salento vuol dire spiagge, solo spiagge. Ebbene, non è ovviamente così e il Salento della storia, dell'arte e della cultura non si ferma solo a Lecce e al suo barocco.
Per questa ragione sarebbe più corretto parlare di barocco salentino e non leccese, perché i vari comuni della zona hanno moltissimo da offrire.

Uno di quelli che mi ha stupito è stato Nardò. Di certo è un luogo molto turistico, in giro alle quattro del pomeriggio c'era un discreto numero di persone di varie nazionalità, ma forse è sempre un po' poco considerato quando si viaggia per il tacco d'Italia.

Una delle piazze più famose e belle è Piazza Salandra: qui si affacciano un buon numero di edifici, ecclesiastici e civili, che rendono il luogo elegante. Bellissima la guglia dell'Immacolata, un tipo di struttura che accomuna la cittadina pugliese alla zona del napoletano, sicuramente in dimensioni ridotte, ma con un'ottima somiglianza nelle forme e nei motivi decorativi.
Il Sedile
Nella piazza si affaccia il Sedile, struttura legata alla rinascita della città nel XV secolo. E' un semplice parallelepipedo aperto da grandi arcate di gusto rinascimentale. Nella parte superiore si trovano le statue degli antichi patroni della città: San Michele Arcangelo, San Gregorio Armeno e Sant'Antonio da Padova. Effettivamente uno dei nomi più comuni nella zona è proprio Gregorio, come è Oronzo nel leccese.

Qui si affaccia anche l'Università, si stile decisamente barocco, intonacata di bianco. Un bel porticato al piano inferiore è sormontato da quattro finestre e un arco trilobato con balcone dall'aspetto decisamente scenografico. Non è difficile immaginare affacciarsi da lì i governanti della città. Procedendo lungo la strada si arriva al Teatro comunale, purtroppo chiuso, per cui non ho potuto visitare l'interno. Qui la facciata era decisamente ottocentesca, nonostante la didascalia riportasse che è stato inaugurato nel primo decennio del Novecento.

San Michele Arcangelo
(la foto è storta... abbiate pietà)
Bella la Cattedrale dedicata all'Assunta. La sua storia è molto articolata, affondando le sue radici nell'XI secolo. All'interno infatti si possono trovare diversi stili che si intrecciano in un dialogo davvero interessante. Se sui pilastri ritroviamo affreschi o brandelli di essi databili al XIII-XIV secolo e gli archi tra di essi sono a sesto acuto, le cappelle spaziano nella decorazioni di pareti e altari fino a giungere al XIX secolo. Tre opere mi hanno colpita. Una era la tela raffigurante San Michele Arcangelo di Francesco Solimena: mi ha attratta il panneggio rosso che attraversa diagonalmente l'immagine, le lumeggiature sulla gamba dell'arcangelo che schiaccia un terroso demonio. Tra le mani regge uno spadino corto e i suoi riccioli biondi contrastano profondamente con l'azione violenta e punitiva che compie.

L'altro dipinto è di Paolo De Matteis: La Vergine tra le anime purganti, posizionata in una cappella dalle colonne tortili riccamente decorate. La composizione è canonica, piramidale, con la benevolenza della Madonna sulle anime tra le fiamme.

La Vergine tra le anime
purganti
Dulcis in fundo, il famoso Cristo Nero, un crocifisso in legno di cedro, databile al XII secolo. E' un Cristo Patient, ma tutto sommato sereno: non c'è traccia di dolore, ma sembra sospeso senza nessuna tensione di tendini, liscio e morbido nelle forme. L'ho trovato davvero singolare. Ovviamente una nota di tradizione popolare: accanto c'è un quadretto con il dito del Cristo, che si dice si sia rotto quando dei Saraceni tentarono di saccheggiare la chiesa e decisero di portare via anche la scultura. Scontrandosi contro lo stipite del portone principale, il dito si staccò (o in altre versioni furono i Saraceni a tagliarlo per liberarsi dell'impiccio) e iniziò a sanguinare. Questo bastò a far fuggire i ladri, abbandonando il bottino.

L'ultima parte della mia passeggiata è stata all'interno del Giardino botanico, situato accanto al Castello Acquaviva. Si tratta in realtà di un giardino molto piccolo e non tenuto benissimo. Se fosse meglio gestito, sarebbe una vera chicca. Il giardino in parte finisce nel fossato del castello, costruito nel passaggio della dominazione tra gli Angioini e gli Aragonesi, dalla famiglia degli Acquaviva, di cui faceva parte il Guercio di Puglia, conte di Conversano e duca di Nardò, conosciuto per non essere esattamente un santo: malvagio e vendicativo, si avvaleva dello ius primae noctis, per esercitarsi sparava alle donne al pozzo che si vedevano dalle finestre del suo castello di Conversano e fece scuoiare i canonici ribelli di Nardò, tappezzandoci poi le sue poltrone del Castello di Marchione.

E con questa bella immagine, vi invito a fare un giro per questa parte del Salento.

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