martedì 9 agosto 2011

Il ricco poeta

Erato, Muse of Poetry, 1870, Sir Edward John Poynter

Potrebbe sembrare il titolo di un racconto o di un romanzo. Niente di tutto ciò.

Mentre leggevo un saggio di Virginia Woolf, mi sono imbattuta nelle considerazioni di un critico letterario, Sir Arthur Quiller-Couch, un uomo che ha analizzato la poesia inglese dal 1250 al 1900, un esperto, possiamo dirlo con una certa sicurezza. 
Le considerazioni estrapolate sono scritte nel 1916 e si riferiscono alla poesia dell'Ottocento inglese e la sua analisi ha poco di poetico e tanto di materiale.
"Quali sono i nomi dei grandi poeti degli ultimi cento anni o giù di lì? Coleridge, Wordsworth, Byron, Shelley, Landor, Keats, Tennyson, Browning, Arnold, Morris, Rossetti, Swinburne - e possiamo fermarci qui. Fra questi,  tutti eccetto Keats, Browning e Rossetti, avevano frequentato l'università; e di questi tre, Keats, che morì giovane, stroncato nel fiore degli anni, era il solo che non fosse abbastanza ricco. Può sembrare un'affermazione brutale ed è certo una cosa triste a dirsi, ma a giudicare dai fatti, la teoria secondo la quale il genio poetico fiorisce dove vuole e allo stesso modo fra i poveri e fra i ricchi, contiene ben poca verità.

venerdì 22 aprile 2011

Una critica feroce!

John Everett Millais, Cristo nella casa dei genitori, olio su tela, 86,3 x 140 cm, 1849, Tate Gallery, Londra

“Vedete l’interno di una bottega di carpentiere. In primo piano, nella bottega,  sta un ragazzo orribile, coi capelli rossi, il torcicollo, singhiozzante, in camicia da notte, che sembra aver ricevuto un colpo nel vicolo vicino, e sta raccontando questo fatto alla donna inginocchiata, così orribile nella sua bruttezza che (supponendo per un istante che posa esistere una creatura umana con questa gola contorta) essa spiccherebbe fuori dal resto della compagnia come un mostro dei più spregevoli cabatets francesi o nelle più umili rivendite di gin in Inghilterra”.

Charles Dickens (dalla rivista "Household Words")
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"Il quadro è proprio disgustoso." 
(The Times)

sabato 2 aprile 2011

Goblin Market - Christina Rossetti

Frontespizio della prima edizione inglese de "Goblin Market"
di Christina Rossetti,  illustrazione di Dante Gabriel Rossetti
Quando ho letto questo poema sono rimasta stupita. Christina Rossetti, sorella del più noto Dante Gabriel, ha sempre dichiarato che si trattasse di un poema per bambini, ma, per quanto nel finale ci sia una morale, alcune delle scene descritte esulano dall'universo infantile. 
Per cominciare è giusto chiedersi chi fosse Christina. Era più giovane dei figli di Gabriele Rossetti, poeta, studioso di Dante Alighieri e carbonaro italiano in esilio a Londra per aver partecipato ai moti del 1821. A causa di una depressione che la colpì in giovane età, si avvicinò alla religione anglo-cattolica e rimase ad essa legata per tutta la vita. Questo legame fu talmente forte da farle rifiutare due proposte di matrimonio per questioni religiose: i suoi pretendenti non erano del suo stesso credo. Fu educata in casa dalla madre, Frances Polidori, come sua sorella Maria Francesca. La mamma era sorella di John William Polidori, medico di Lord Byron e autore del primo racconto sul vampiri ("rubato" letteralmente a Byron per una forte gelosia: viaggiando con lui e con i Shelley, Polidori ascoltava molte delle loro conversazioni e captò l'idea di scrivere qualcosa sull'argomento e decise di batterlo sul tempo. L'ironia della sorte fu che il racconto fu attribuito a Byron e Goethe dichiarò che era la cosa migliore che avesse scritto! Tra smentite e sdegni, alla fine, Polidori ammise di aver rubato l'idea, ma che il racconto fosse di suo pugno). Con premesse di questo tipo, in casa Rossetti si respirava poesia e cultura a tutte le ore e tre dei quattro figli di tale coppia si dedicarono alla scrittura e all'arte.

domenica 27 marzo 2011

L'artista della domenica: René Magritte - I due misteri

I due misteri, René Magritte, 1966
Il movimento Surrealista è stato uno di quei movimenti che spingeva l'osservatore a pensare. Più di qualunque altro movimento del passato, più di qualunque artista famoso, i surrealisti ci costringono a trovare la logica insita in tutta la loro produzione. A volte è semplice, a volte talmente difficile da rasentare la follia, infiniti giochi mentali per comprendere il mistero della mente umana. 
C'era stato un solo artista capace di complicare la vita a critici e a spettatori con un'opera ancora oggi di difficile intendimento ed era stato il dadaista Duchamp con "Il grande vetro", opera incompiuta. 
Eppure del grande gruppo surrealista, che comprendeva pittori, fotografi, scultori e nuove forme d'arte (partorite già dalla tendenza Dada), io ho sempre trovato superlativo Magritte
Nei suoi quadri c'è sempre una logica, una ragione, un motivo per cui ogni minimo dettaglio è stato organizzato in una data maniera, anche se non è detto che riusciremmo mai ad individuarlo.

venerdì 11 marzo 2011

Tsunami e il Nucleare

E la Terra si rivolta, anzi, sposta il proprio asse di 10 cm in seguito al terremoto di questa mattina, 14,45 in Giappone, colpito poi dallo tsunamiMagnitudo 8.8, una delle più alte registrate e il Sol Levante non è certo un Paese impreparato. L'architettura è antisismica da sempre, sono all'avanguardia nella costruzione con queste caratteristiche, inclusi ponti e strade. Li potete vedere nei filmati dei tg: fermi, consapevoli, aspettano che la scossa finisca nei loro uffici, tenendo fermo il monitor del pc o reggendo le bottiglie dei bar, per evitare che si rompano. Attrezzati per le emergenze, anche per le emergenze tsumani. Nonostante tutto dighe crollate, raffinerie di petrolio esplose come petardi. Anche le auto esplodono di tanto in tanto: le vedete nelle riprese aeree al tg, quelle colonne di fuoco nel mare che ha invaso tutto.
Eppure i morti ci sono, l'acqua ha inondato i campi, rivoltato auto e sradicato le case dalle loro fondamenta. Si sono persi un treno e un'imbarcazione con 100 persone a bordo. L'azienda dei telefoni pubblici ha subito, senza burocrazia stupida di mezzo, attivato le chiamate gratuite dalle cabine, dato che i cellulari non funzionano. Veloci, efficienti, preparati questi giapponesi!
Un problema però c'è. Il problema sono le centrali nucleari. Quattro sono state danneggiate. Un incendio era scoppiato in una di queste, ma è stato subito spento. Si temono fughe radioattive
Io sono terrorizzata. E penso che, se al loro posto ci fossimo stati noi con le centrali, saremmo già tutti stati scuoiati vivi dall'esplosione nucleare. 
Non so se qualcuno ha ancora voglia di mettersi un reattore in giardino, considerando che l'Italia è soggetta a terremoti, ha vulcani attivi sul territorio (il Vesuvio è attivo (!!!) non è spento e sotto di esso c'è la città più popolosa d'Italia) ed ha la capacità di rispondere a questi fenomeni pari a zero, lasciando da parte la ricostruzione dopo il sisma (L'Aquila attende invano).
Io tremo, come la Terra. 

domenica 6 marzo 2011

L'artista della domenica: Francisco Goya - Il funerale della sardina

Francisco Goya, Il funerale della sardina, 1816, olio su legno, 82,5x52 cm, Museo de la Real Academia de Bellas Artes de San Ferdinando, Madrid
Amo il Carnevale. Trovo sia un momento dell'anno particolare e, a parte quelli che sono i carnevali noti, quelli turistici per così dire, c'è un mondo dietro questo evento, che ha perso molte delle sue caratteristiche. 
Non è una festa religiosa, ma è quanto di pagano è rimasto senza implicazioni legate a qualche chiesa o a qualche santone. E' semplice mondo alla rovescia, luogo in cui è lecito impazzire. 
La tematica carnascialesca è stata affrontata da pochi artisti e perlopiù in incisioni. Goya è stato molto prolifico in questo. "Le Follie" possono essere un chiaro esempio, con animali umanizzati, uomini incinti, donne barbute e prese in giro delle classi aristocratiche e alto-borghesi.
Il funerale della sardina è uno degli oli legato a questo momento dell'anno. Viene rappresentata una delle tradizioni madrilene più importanti. Si tratta di un corteo funebre, chiaramente tenuto da una serie di maschere buffe, che si conclude con il seppellimento della Sardina. Questa sardina però è sagomata con carne di maiale, alimento tipico del Carnevale, mentre, per controparte, il pesce viene consumato nel periodo quaresimale. Un gioco di rovesciamenti, essenza del periodo.
Della sardina non c'è traccia nel dipinto. Resta solo il corteo ubriaco, inclinato, privo di stabilità, ma che di certo mostra una mobilità che, nello sfondo, diventa sempre più indistinta. 
Le maschere sono inquietanti: diavoli e teschi esorcizzano la paura della morte, il terrore della tentazione che fino a quel momento è stata lecita, ma che dal giorno successivo, con l'inizio della Quaresima, diventerà peccato. 
Un orso e un cacciatore spuntano sulla sinistra del quadro e anche il questo caso si ha a che fare con le tradizioni carnevalesche, rintracciabili anche in Italia. 
Il primato di Goya risiede nella rappresentazione di una folla disordinata, che non ha una composizione chiarita dalla tradizione, ma la inventa partendo dalle sue incisioni, dagli schizzi disegnati in giro per la città. 
C'è solo uno schizzo dello stesso spagnolo sullo stesso soggetto, dove però protagonisti sono religiosi che vincono sul carnevale. 

domenica 27 febbraio 2011

L'artista della domenica: William Holman Hunt - Il capro espiatorio

W.H. Hunt, Il capro espiatorio, 1854-58, olio su tela, 33,7 x 45,9 cm, City Art Galleries, Manchester 
Verità di natura. Tra i principi della Confraternita dei Preraffaelliti la verità di natura è stato forse il più importante. La fedeltà della rappresentazione di ciò che si osservava "dal vivo" era fondamentale. Essere sinceri, avere qualcosa da comunicare al pubblico era di vitale importanza. 
Lo scriveva William Michael Rossetti, lo ribadì con più forza John Ruskin, famoso critico, nonché tra gli intellettuali fondatori del restauro.
William Holman Hunt prese alla lettera questo principio. Legato alle Sacre Scritture cristiane, la Bibbia era la sua fonte letteraria preferita. I suoi temi pittorici derivano per la maggiore dagli episodi della vita di Cristo, ma non mancano riferimenti simbolici all'Antico Testamento. Per essere fedele al modo di lavorare della Confraternita, decise di compere un viaggio in Medio Oriente. Si recò in Palestina, a Gerusalemme, per dipingere i volti dei veri ebrei, per dipingere la decorazione del Tempio, per riproporre degli arredi attendibili, veri appunto.
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