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venerdì 29 gennaio 2016

Pellegrino di Puglia - Cesare Brandi

Durante il periodo dell'università, molti professori citavano Cesare Brandi, chi ammettendo che per comprenderlo non basta una lettura, chi con una certa sicumera. Uno dei libri più importanti, uno di quelli più citati è Pellegrino di Puglia, pubblicato per la prima volta nel 1960 dagli Editori Laterza. 
Cesare Brandi è considerato uno dei maggiori esponenti italiani delle teorie sul restauro ed effettivamente il suo libro omonimo è fondamentale per chiunque si avvicini alla conservazione e all'arte in generale. Negli anni '60 si iniziarono a regolamentare gli interventi, per renderli organici e rispettosi di caratteristiche tipiche di un'opera d'arte. 
Tornando al Pellegrino. Si tratta di una sorta di diario di viaggio, che Brandi compie tra Puglia e Basilicata, negli anni '50, citando anche la famosa nevicata del '56. Le due regioni sono unite da un medesimo spirito storico e artistico e, quantomeno per la parte materana della Lucania, questo può considerarsi decisamente veritiero. 
Visita cattedrali, centri storici, castelli, menhir, lasciando considerazioni molto personali. Trovo sia importante leggere questo libro, principalmente per farci comprendere quale fosse la visione di uno storico e critico d'arte di quella portata riguardo la Puglia.
A mio parere questa visione non è molto edificante. 

domenica 5 ottobre 2014

Diario di viaggio - Selinunte (7)

L'Architetto è un appassionato di archeologia. In Sicilia c'è l'imbarazzo della scelta quanto a siti archeologici degni di visita e, visto che avevamo imboccato la strada della Magna Grecia con la Valle dei Templi di Agrigento, ha organizzato una giornata a Selinunte. 
Da Agrigento bisogna percorrere un centinaio di chilometri e giungere nella provincia di Trapani. 
Selinunte è stata la colonia greca più occidentale della Sicilia. Fondata nel 628 a.C., raggiunse in poco tempo un importante sviluppo. Aveva ottimi rapporti commerciali con Cartagine, fino alla battaglia di Himera, in cui si alleò con Siracusa. Ebbe molte contese con Segesta per questioni di confini, fino a che questa non invocò l'aiuto dei cartaginesi e nel 409 a.C. la città fu distrutta. Si narra di 16000 cittadini uccisi, altri fatti schiavi e altri che ripararono ad Agrigento. Ci furono alterne vicende di fortuna e abbandoni, fino al Medioevo, in cui pare fosse popolata da qualche eremita, poi da arabi, prendendo il nome di Rahl'-al-Asnam (villaggio di pilastri) e poi, nel Settecento, fu utilizzata come cava di pietre per ristrutturare un ponte sul fiume Belice, uno dei fiumi che la costeggia. Questo depredare fu bloccato dal governo italiano, ponendo il sito sotto custodia.

giovedì 31 gennaio 2013

Gremlins, Alien e Goldrake su una cappella del XV secolo

Sarà Ciuffo Bianco?
No, non si tratta di gargoyle che hanno una particolare somiglianza ai mostriciattoli del cinema, ma proprio a un particolare restauro realizzato negli anni '90 da Jean-Louis Boistel. 
Cerchiamo di fare un po' di chiarezza.
Nella regione della Loira atlantica, nel sud-ovest della Francia, nella piccola cittadina di Saint-Jean-de-Boiseau (5000 abitanti circa) esiste una piccola costruzione del XV secolo, realizzata in pieno Gotico Internazionale. Si tratta della Cappella di Bathléem che ha una storia particolare ed è frutto di differenti culture. Nella zona c'era una forte ascendenza dei culti druidici, che si sono mescolati con il cristianesimo, ma hanno inevitabilmente lasciato la loro impronta. 
Ciò che conta è che la costruzione è stata dichiarata monumento d'importanza storica già nel 1911. 
Nel 1993, quello che possiamo definire il capo architetto di Stato di Francia, Gwénolé Congard, contattò lo scultore Jean-Louis Boistel per ricreare i pinnacoli della costruzione e le 28 sculture che li adornavano. 
L'idea sola di ricreare nel dettaglio qualcosa che non è più sopravvissuta al tempo è già fuori quella deontologia che dovrebbe essere di ogni restauratore.

mercoledì 4 gennaio 2012

La patina del Tempo

La Vergine delle rocce,
Leonardo da Vinci,  1483-86,
olio su tela trasportato da tavola, 198x123 cm,
Museo del Louvre, Parigi
La notizia dell'irrimediabile rovina della versione de "La Vergine delle rocce" di Leonardo da Vinci, conservata al Louvre, ha fatto il giro del mondo e ha costretto alle dimissioni due dei massimi esperti francesi : Segolen Bergeon Langle, responsabile delle operazioni di restauro di tutti i musei francesi, e Jean-Pierre Cuzin, ex direttore della sezione pittura del Louvre.
Il problema lamentato è un'eccessiva pulitura della superficie pittorica, che ha portato alla eliminazione di alcune parti dello sfumato, una delle tecniche caratteristiche del pittore rinascimentale fiorentino.
Che vuol dire esattamente?
Per chi non è esperto di tecniche pittoriche e di tecniche di restauro, come anche dei principi che lo regolano, vorrei chiarire alcuni concetti.
Innanzitutto, l'opera in questione è un dipinto ad olio su tavola trasportato su tela. Partendo dalla scheda tecnica del quadro è possibile comprendere il danno che è stato posto in essere in questo restauro.
La tecnica ad olio prevede l'utilizzo di pigmenti, maggiormente di origine minerale (non mancano le terre e quelli di origine organica, vegetale o animale) disciolti in soluzione in olio di lino, di noce, fino alla trementina. Il vantaggio di questa tecnica è che è possibile ritoccare costantemente, a più riprese un dipinto una volta asciutto, senza rischiare di mescolare il colore che si va ad apporre con quello sottostante; la lenta asciugatura, al contrario, permette di far compenetrare più facilmente i colori e semplificare la resa del modellato. Inoltre l'olio permette al colore di essere più elastico rispetto alla tempera, per cui si cominciò a sostituire il supporto pittorico, passando dalla tavola alla tela, che facilitava i trasporti delle opere per il commercio. Con la tempera pura non sarebbe stato possibile arrotolare le tele per sistemarle sulle navi mercantili, quindi con l'olio come legante si affermò anche la tela come supporto.
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