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domenica 26 maggio 2019

La mafia è una montagna di merda: la strage di Via dei Georgofili

Quello che resta de "Concerto musicale" di Bartolomeo Manfredi
Oggi ricorre l'anniversario di un evento tragico, una strage di mafia avvenuta nella notte tra il 26 e il 27 maggio del 1993. Era l'anno delle stragi mafiose, quelle che avevano ucciso Falcone e Borsellino, quelle che vedevano Cosa Nostra agire nel peggiore dei modi per far guerra allo Stato.

Oltre alle vite delle persone, che si tratti di civili o di esponenti delle forze dell'ordine e della magistratura, politici (di quelli veri!) che mettevano la faccia nella lotta, le mafie hanno distrutto anche molte opere d'arte e proprio la strage di Via dei Georgofili è un esempio chiaro.
277 chilogrammi di esplosivo furono stipati in un Fiorino e l'auto parcheggiata in quella via, adiacente alla Galleria degli Uffizi di Firenze.
All'una di notte un boato sveglia la città. E' crollata la Torre dei Pulci, dove è ospitata l'Accademia dei Georgofili, fondata nel 1753 e operante nel settore degli studi di agronomia, selvicoltura, economia e geografia agraria.

sabato 29 aprile 2017

Beatrix Potter, tra coniglietti, anatre, ranocchie e la propria indipendenza


Ho sempre avuto un debole per le atmosfere dell'Inghilterra Vittoriana, pur essendo in contrasto con la condizione femminile non propriamente ideale, nonostante avesse una donna a capo della famiglia reale.
Beatrix Potter si colloca a cavallo tra due secoli durante i quali avverranno tanti cambiamenti per le donne. Per certi versi possiamo considerarla una pioniera, per quanto non si sia mai legata alle questioni delle suffragette.
Nata in una famiglia agiata, lei, suo fratello e i suoi genitori vivono di rendite, quasi una di quelle famiglie descritte nei libri della grande Jane Austen, senza alcun problema che prepararsi alla stagione della villeggiatura. Come per le migliori famiglie, l'istruzione di Beatrix avviene in casa, mentre viene fortemente scoraggiata un'istruzione universitaria.
In ogni caso, gli interessi di Beatrix erano molteplici, in particolare scientifici: si interessava di astronomia, botanica, entomologia, tassonomia e archeologia. Nella stanza dedicata allo studio i due piccoli Potter avevano una collezione di farfalle e si prendevano cura di piccoli animali. Si dedicavano molto all'arte, in particolare a tracciare schizzi e dipinti.

mercoledì 8 marzo 2017

Suzanne Valadon, da modella a pittrice

Suzanne Valadon nel suo studio a Montmartre
Nel giorno dell'8 marzo, in occasione della Giornata internazionale della Donna, ho il piacere di introdurvi un'artista interessante, una di quelle donne che ha cambiato il proprio destino con una caparbietà davvero ammirevole.
Non è una figlia d'arte, com'è capitato per artiste già trattate su questo blog, ma viene fuori da origini umili. Certo, non è da tutti riuscire nell'impresa e questi casi, va detto, sono dei particolari esempi unici nel loro genere. Credo poco nella totipotenza di ognuno di noi, ma i più bravi riescono davvero a venir fuori in qualunque condizione.

Postumi di una sbornia
Toulouse-Lautrec, 1888
Lei è Suzanne Valadon (1865-1938), pseudonimo di Marie-Clementine Valadon, una pittrice che tra la fine dell'Ottocento e gli anni '30 del Novecento gravitò nel fermento artistico di Montmartre.

domenica 8 gennaio 2017

L'artista della domenica: Jusepe de Ribera - Maddalena Ventura con il marito e il figlio

Maddalena Ventura con il marito e il figlio
J. de Rbera, 1631, olio su tela, 196x127 cm,
Fondaciòn Casa Ducal de Medinacieli, Toledo

In questi giorni un mio contatto social ha postato il video di una ragazza affetta dalla sindrome dell'ovaio policistico. A causa di questa malattia, Harnaam Kaur ha la barba. Gli ormoni vanno un po' per i fatti loro, di conseguenza si manifestano dei tratti sessuali secondari del sesso opposto. 
Mi sono venute in mente tante cose, tra cui questo dipinto, opera di Jusepe de Ribera. 


Siamo nel Seicento, epoca in cui la curiosità di eventi insoliti e mirabili si coniuga con un modo di dipingere nuovo, iniziato da Caravaggio. 

domenica 20 dicembre 2015

L'artista della domenica: Artemisia Gentileschi - Giuditta che decapita Oloferne

Giuditta che decapita Oloferne
Artemisia Gentileschi, 1620 cr.
olio su tela, 199×162,5 cm, Galleria degli Uffizi, Firenze
Torna la prima rubrica comparsa su questo blog. Non è esattamente 'a grande richiesta', ma ho l'impressione che siano tanti gli studenti che trovino giovamento dall'analisi puntuale di un'opera d'arte in particolare. 

Riprendo con una donna, perché le donne artiste sono in numero inferiore rispetto agli uomini, solo per ragioni puramente culturali. Delle poche che accedevano a un determinato tipo di istruzione, solo pochissime sono riuscite a raggiungere la fama e lasciare un segno nella storia, non senza qualche difficoltà. Artemisia Gentileschi è sicuramente una di queste. 

mercoledì 10 settembre 2014

La lunga attesa di Mariana

Mariana
J.E. Millais, 1850, olio su mogano,
59,7x49,5 cm, Tate, London
La mia passione per i pittori preraffaelliti è ormai cosa molto nota. Oggi mi è tornato alla memoria un dipinto di John Everett Millais, l'enfant prodige del gruppo di giovani pittori inglesi, che tanto rivoluzionarono in madrepatria e all'estero. Si tratta di Mariana. Come usavano spesso i componenti della PRB, è un personaggio tratto da un'opera di Shakespeare, Misura per misura, e soggetto di una lirica del poeta Tennyson. Si tratta di un personaggio decisamente triste e deprimente. La povera donna è in attesa delle sue nozze con Angelo, che potranno avvenire solo quando la sua dote giungerà a destinazione. Peccato che la dote sia finita in fondo al mare. 
Nel quadro di Millais, Mariana vive una disperata condizione di reclusa. Si è appena alzata dal tavolo, sul quale è poggiato un panno dal complesso ricamo che dialoga con la natura fuori dalla finestra e con la carta da parati a destra della donna. Quasi a prenderla in giro, la vetrata decorativa reca un'Annunciazione e uno stemma araldico con un giglio quasi appassito, a scherno della sua verginità in attesa che qualcosa avvenga. Le foglie autunnali sparse sul pavimento e il topolino non fanno presagire nulla di buono. Una flebile speranza sembra ardere nella lampada ad olio appesa al di sopra del piccolo altare domestico, nascosto nella penombra e, forse, tacito ascoltatore delle sue preghiere. Quello che emerge è una pesantezza dell'atmosfera, una noia strisciante, che si evince anche dal volto di Mariana e dal suo vestito di velluto blu, soffocante, pesante, tremendo.

lunedì 11 agosto 2014

Affreschi, atti vandalici e musei di ruderi

Deposizione
Giotto, 1303-05, affresco,
Cappella degli Scrovegni, Padova
Questi giorni sono stati creati inutili allarmismi da parte di chi esperto d'arte non è. Si parlava di ipotetici atti vandalici ai danni di uno dei monumenti più importanti della mia città (anche se atti vandalici ci sono stati in un'altra zona, con i soliti furti di bronzo e rame). In realtà erano oggetti in frammenti da che sono stati musealizzati dopo gli ultimi restauri, recuperati in locali in disuso. Capita molto spesso di trovare, all'interno di cripte o ambienti in posizioni particolari, tanti oggetti che altro non sono che opere rimosse dall'interno della chiesa nei secoli precedenti, probabilmente a causa di spostamenti, ripristini, restauri, aperture di finestre, porte, cappelle. Ci sono esempi illustri di questo tipo di musealizzazione, come il Museo di Cluny. Qui sono state poste le teste dei re che adornavano le facciate della cattedrale di Notre-Dame di Parigi, staccate durante la Rivoluzione Francese, il trumeau di san Marcello del portale di Sant'Anna, come anche le prime statue gotiche della stessa chiesa e di altre della Francia, databili al XII secolo. Forse ancora più sconvolgente di epigrafi scheggiate ed elementi decorativi a metà, è vedere affreschi butterati.

giovedì 26 giugno 2014

Rigurgitation Art e Plopping Paint

Shigeko Kubota in una performance degli anni '60
Di cose strane nel mondo dell'arte ce ne sono sempre state tante. Il Novecento è stato forse uno dei più assurdi nella scelta di materiali, basti pensare a Piero Manzoni, che utilizzò sostanze non identificate nella sua Merda d'artista, uova sode con impronte digitali e persone in carne ed ossa. Non manca l'arte povera, che ricicla letteralmente quelli che sarebbero rifiuti, fino alla food art, il cui apripista è stato già citato. 
Ci sono poi strani metodi per dipingere. Se il dripping di Pollock è definibile ancora accettabile per quanto strano dal grande pubblico, ultimamente sono venute fuori due donne che fanno sembrare Shigeko Kubota, collega di Yoko Ono, e il suo Vagina Painting roba da educande. 
La Rigurgitation Art è un'invenzione di Millie Brown. E' salita all'onore delle cronache perché tale Lady Gaga l'ha chiamata per animare un suo concerto. La pop star non è certo un'icona di stile ed eleganza e ne ha fatte di tutti i tipi, ma in cosa consiste la performance della Brown? L'artista beve liquidi colorati e li vomita, con tanto di dita in gola, sulla tela. Lei stessa ha anche spiegato:

giovedì 12 giugno 2014

Morbide e soffici: i canoni di bellezza e Photoshop

Venere di Urbino
Tiziano, 1538, olio su tela, 1,19 m x 1,65 m,
Galleria degli Uffizi, Firenze
Qualche giorno fa mi sono imbattuta nel titolo di un articolo decisamente strano. Era uno di quei titoli civetta che ti portano a leggere la notizia con uno stato d'animo già alterato. 
E se Photoshop fosse esistito ai tempi di Botticelli e Goya? I dipinti sarebbero stati decisamente diversi...
Questo è uno di quei titoli da "sopracciglio alzato", che ti fanno chiedere cosa esattamente abbia ingerito chi l'ha scritto. Che fosse alcool, droga o una semplice intossicazione alimentare, è chiaro che ha una serie di problemi. Intanto associare Photoshop ai dipinti, per quanto esista un'arte digitale che fa largo uso di questo programma grafico, è alquanto anacronistico e si muova su due piani diversi: o è un dipinto o è grafica digitale. Per finire, la seconda frase esprime un concetto che non esiste da nessuna parte. Perché un dipinto rinascimentale sarebbe dovuto essere diverso da com'è se ci fosse stato Photoshop? Ed ecco che ho letto l'articolo:

mercoledì 1 febbraio 2012

Tabula Rasa 4/ 2/ 2012 - 29/ 2/ 2012 testo critico di Lucrezia Modugno



L’idea della tabula rasa può sembrare estrema nel suo genere. L’immagine dello zero assoluto, di cancellazione di ogni concetto e preconcetto, forse anche di esperienze e vissuti, sembra proporre una certa violenza contro sé stessi. 
L’origine di questa locuzione non è così terrificante e affonda le sue radici in un’epoca antica, dove “fare tabula rasa” era un’azione naturale per chi utilizzava le tavolette di cera per esercitarsi nella scrittura o risolvere quesiti matematici. Bastava girare lo stilo e ricompattare la cera, per renderla pronta ad accogliere nuove parole. 
Poi vennero i filosofi e lì qualcosa cominciò a complicarsi, perché l’immagine della tabula rasa venne utilizzata per spiegare concetti complessi. Dei filosofi non c’è mai da fidarsi e infatti utilizzarono questa semplice visione per illustrare la natura dell’intelletto umano, la condizione primordiale in cui si trova il nostro cervello, pronto a registrare qualunque stimolo esterno per riempire la mente. Dobbiamo però ricordare quacosa di molto importante, ovvero che «nella mente non c'è niente che non sia già stato nei sensi».  Tutto ci riporta all’esperienza estetica e l’estetica ci riconduce per vie traverse all’arte. È di arte che vorrei discutere.

mercoledì 4 gennaio 2012

La patina del Tempo

La Vergine delle rocce,
Leonardo da Vinci,  1483-86,
olio su tela trasportato da tavola, 198x123 cm,
Museo del Louvre, Parigi
La notizia dell'irrimediabile rovina della versione de "La Vergine delle rocce" di Leonardo da Vinci, conservata al Louvre, ha fatto il giro del mondo e ha costretto alle dimissioni due dei massimi esperti francesi : Segolen Bergeon Langle, responsabile delle operazioni di restauro di tutti i musei francesi, e Jean-Pierre Cuzin, ex direttore della sezione pittura del Louvre.
Il problema lamentato è un'eccessiva pulitura della superficie pittorica, che ha portato alla eliminazione di alcune parti dello sfumato, una delle tecniche caratteristiche del pittore rinascimentale fiorentino.
Che vuol dire esattamente?
Per chi non è esperto di tecniche pittoriche e di tecniche di restauro, come anche dei principi che lo regolano, vorrei chiarire alcuni concetti.
Innanzitutto, l'opera in questione è un dipinto ad olio su tavola trasportato su tela. Partendo dalla scheda tecnica del quadro è possibile comprendere il danno che è stato posto in essere in questo restauro.
La tecnica ad olio prevede l'utilizzo di pigmenti, maggiormente di origine minerale (non mancano le terre e quelli di origine organica, vegetale o animale) disciolti in soluzione in olio di lino, di noce, fino alla trementina. Il vantaggio di questa tecnica è che è possibile ritoccare costantemente, a più riprese un dipinto una volta asciutto, senza rischiare di mescolare il colore che si va ad apporre con quello sottostante; la lenta asciugatura, al contrario, permette di far compenetrare più facilmente i colori e semplificare la resa del modellato. Inoltre l'olio permette al colore di essere più elastico rispetto alla tempera, per cui si cominciò a sostituire il supporto pittorico, passando dalla tavola alla tela, che facilitava i trasporti delle opere per il commercio. Con la tempera pura non sarebbe stato possibile arrotolare le tele per sistemarle sulle navi mercantili, quindi con l'olio come legante si affermò anche la tela come supporto.

venerdì 22 aprile 2011

Una critica feroce!

John Everett Millais, Cristo nella casa dei genitori, olio su tela, 86,3 x 140 cm, 1849, Tate Gallery, Londra

“Vedete l’interno di una bottega di carpentiere. In primo piano, nella bottega,  sta un ragazzo orribile, coi capelli rossi, il torcicollo, singhiozzante, in camicia da notte, che sembra aver ricevuto un colpo nel vicolo vicino, e sta raccontando questo fatto alla donna inginocchiata, così orribile nella sua bruttezza che (supponendo per un istante che posa esistere una creatura umana con questa gola contorta) essa spiccherebbe fuori dal resto della compagnia come un mostro dei più spregevoli cabatets francesi o nelle più umili rivendite di gin in Inghilterra”.

Charles Dickens (dalla rivista "Household Words")
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"Il quadro è proprio disgustoso." 
(The Times)

giovedì 4 novembre 2010

Alexej von Jawlensky - L'arte intimista



Attraverso i miei studi, mi sono imbattuta in un artista che merita uno sguardo.
Si tratta di uno dei primi espressionisti, di origine russa, che è sempre stato offuscato dalla personalità di Kandiskij, decisamente più forte della sua. Nonostante questo, Alexej von Jawlensky mi ha colpita e non lo dico solo perché è stata una delle mie prime presentazioni su un pittore, ma perché i suoi dipinti hanno una malinconia, una visione interiore dell'emozione davvero interessante. “L’arte è nostalgia di Dio”, una citazione che riassume il suo pensiero sull’arte, il suo costante legame con la natura e tutto ciò che è tangibile. Jawlnsky non giunge mai all’astrattismo, anche se la carica spirituale, che verso la fine della sua carriera si trasformerà in meditazione quasi religiosa, farà sembrare molte sue opere assimilabili a questo genere. .
Alexej von Jawlensky nasce in Russia nel 1864. Proviene da una famiglia aristocratica, di origine tedesca. Suo padre era colonnello dell’esercito e lui e i suoi fratelli sono stati avviati alla carriera militare. Nel 1880 visiterà l’Esposizione Mondiale di Mosca e qui avverrà il suo vero primo incontro con l’arte. Jawlensky diventerà capitano delle guardie imperiali di San Pietroburgo, ma nel frattempo, nel 1882 inizierà anche a frequentare  l’Accademia di Belle Arti, dove studia pittura e disegno. Gli studi accademici, però, non lo soddisfano granché, tanto da affermare “Dieci anni di Accademia fanno di un artista un idiota”, frase esemplare!
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