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domenica 27 gennaio 2019

L'artista della domenica: Joel Peter Witkin - Face of a woman

Face of a woman
2004
Mi rendo conto che iniziare così la domenica mattina, ma io trovo questo fotografo decisamente fuori dall'ordinario.
Joel Peter Witkin è un fotografo statunitense contemporaneo. Il suo lavoro si muove sul grottesco e affronta un tema particolare, quello della morte.
In diverse interviste ha raccontato di un particolare agghiacciante della sua infanzia:

martedì 26 giugno 2018

Haikyū!! - Haruichi Furudate

Quando cala la notte o mentre faccio colazione, tra le cose che mi piace fare c'è guardare nuovi anime. Per un po' ero rimasta lontana da questo mondo, perché ne vengono fuori tanti ogni mese e stare dietro a tutti è difficile. Ci sono però delle scoperte che si fanno per caso e questa è una di quelle.
Sono appassionata di spokon, ovvero manga e anime ad ambientazione sportiva. Tra i più famosi e che adoro per diverse ragioni c'è Capitan Tsubasa, conosciuto in Italia come Holly e Benji, per intenderci, ma ce ne sono veramente tanti che vale la pena leggere e guardare, anche  se lo sport in questione non è tra i nostri favoriti. Di recente, ad esempio, ne ho scoperto uno sul pattinaggio di figura e ne ho parlato qui.

lunedì 21 maggio 2018

World Press Photo - Bari

Venezuela Crisis
Ronaldo Schemidt (Venezuela)
World Press Photo of the Year
Come ogni anno, torna l'appuntamento con il fotogiornalismo di World Press Photo, nella cornice della Spazio Murat, all'ingresso del centro storico di Bari.
Sono tre anni che aspetto con interesse la mostra e sono sempre contenta di poter condividere uno sguardo sul mondo lontano da casa mia.

La Fondazione World Press Photo è nata nel 1955 ad Amsterdam e sono ormai sessant'anni che si occupa della tutela la libertà di informazione, inchiesta ed espressione, promuovendo in tutto il mondo il fotogiornalismo di qualità. Organizza il concorso di fotogiornalismo più prestigioso al mondo e solo in questa edizione hanno partecipato fotografi provenienti da 125 Paesi, per più di 73.000 foto proposte.

martedì 14 novembre 2017

La fotografia sociale: Riis e Hine


Riis: Children
Se dovessi indicare un periodo temporale di cui ammiro la produzione artistica, indubbiamente sarebbe quel periodo che va dalla seconda metà dell'Ottocento ai primi decenni del Novecento. Si tratta di un periodo di transizione durante il quale gli artisti prendono coscienza di sé stessi, in cui ci si stacca dall'Accademia e si consolidano nuovi media, come la fotografia e il cinema.

La fotografia dell'Ottocento per me ha sempre avuto un fascino particolare, perché i pionieri di ogni genere hanno dato impulso a tutta una serie di grandi fotografi che hanno ampliato quelle semplici visioni. Le evoluzioni tecnologiche danno nuovi impulsi e nel decennio che va dal 1880 al 1890 si passa dalla macchina fotografica costituita da grossa scatola di legno con treppiedi e lastre di vetro su cui era spalmato il collodio umido a macchine più piccole con l'introduzione di un vero e proprio rullino da parte della Kodak, non poteva che far nascere qualcosa di nuovo.

venerdì 7 aprile 2017

Tina Modotti, donna, comunista, fotografa

Una delle artiste italiane più importanti del Novecento e misconosciuta in Italia è Tina Modotti. E' strano come sia nota all'estero, in particolare nelle Americhe, e in Italia il suo nome latiti.
E' pur vero che la sua carriera comincia proprio al di là dell'oceano, inizialmente nel cinema, per poi arrivare alla fotografia, quando incontra Edward Weston, di cui diventa l'amante.

Molti ricorderanno che è stata interpretata nel film Frida, diretto da Julie Taymor, considerato il suo rapporto di amicizia (e non solo) con la pittrice messicana.
A Città del Messico, Tina svolge la sua seconda attività, ovvero quella di propaganda comunista ed è in questo frangente che conosce Frida, insieme a molti altri esponenti del Partito.

domenica 15 gennaio 2017

L'artista della domenica: Vivian Maier - Autoritratto




Siamo abituati a considerare l'artista un narcisista, uno di quelli che vuole farsi notare, farsi riconoscere e ricevere gloria ed onori. 
Nel mondo della fotografia in particolare, capita piuttosto spesso di incontrare personalità completamente differenti e che il lavoro di alcuni di essi venga scoperto post mortem, come nel caso di Atget. 

Spettacolare è la scoperta di questa fotografa, Vivian Maier, avvenuta per un colpo di fortuna: la persona giusta al momento giusto è venuta in possesso delle sue fotografie, dei suoi negativi e di rullini non ancora sviluppati. 

lunedì 28 settembre 2015

Il Sud e le Donne di Ferdinando Scianna

Una delle fotografie in mostra
Nell'ultimo Diario di Viaggio ho accennato a una mostra di Ferdinando Scianna all'interno del Castello Aragonese di Otranto. 
Il Sud e le donne fa parte della rassegna Tu non conosci il Sud, un progetto più ampio, nato per promuovere i luoghi simbolici, le città simbolo di Puglia e Basilicata (prima di Otranto, infatti, le città protagoniste sono state Matera e Bari), e per far conoscere il ruolo di crocevia del Sud, proteso nel Mediterraneo, che ha convogliato culture differenti, arricchendo il proprio patrimonio culturale di beni immateriali dalla grande rilevanza. 

A leggere queste parole si ha l'impressione che la mostra debba essere una sorta di indagine antropologica con soggetto le donne meridionali nel loro ambiente, in un contesto di vita quotidiano. E invece no. Cadere in errore è molto semplice, visto il luogo e viste le premesse e vista anche la carriera di Scianna, con un progetto in compagnia di Leonardo Sciascia, Le feste religiose in Sicilia

giovedì 30 ottobre 2014

Il Sale della Terra - Wim Wenders e Sebastião Salgado

Ho un rapporto conflittuale con Wim Wenders e lo guardo sempre con sospetto. Purtroppo è uno dei quei registi che può impressionarti negativamente o positivamente, il primo incontro è fatale. Il mio con lui è stato tragico, a causa di Alice nelle città, che ricordo con terrore. Dal 23 ottobre è uscito nei cinema Il Sale della Terra, un film girato in collaborazione con  Juliano Ribeiro Salgado, figlio del protagonista di questo documentario: il fotografo Sebastião Salgado. Il fatto che si trattasse di un documentario ha fatto sì che varcassi la soglia del cinema. 


E' difficile parlare di questo film, perché la mirabolante vita di questo fotografo, di origine brasiliana, è spiegata attraverso le sue fotografie e i suoi progetti fotografici, in parte reportage e in parte studio etnoantropologico, fino a quello naturalistico dell'ultimo progetto, che si concretizzano tutti in una stampa di libri. Genesi, Sahel - the end of the road, La mano dell'uomo, Migrations, Un Uncertain Grace, Ritratti di bambini in cammino sono alcuni dei titoli di libri-progetti messi a punto in collaborazione con la moglie Lélia, curatrice di tutto il suo materiale. 

sabato 2 agosto 2014

Il reportage e gli inganni

Il rivoltoso sconosciuto di Piazza Tienanmen
 Jeff Widener, 1989, Associated Press

In questi giorni tristi di scontri sulla Striscia di Gaza, che una stagione sì e l'altra no è teatro di azioni militari, girano immagini e video che raccontano verità e falsità
Proprio oggi mi sono imbattuta in un video, con tanto di tappeto musicale arabo e malinconico (ignoro però il significato delle parole), che, usando il nome noto di Amnesty, accusa i soldati israeliani di seppellire vivi bambini palestinesi, con un intervento vero di Amnesty, datato 2002. Si vede una fossa poco profonda, in cui ci sono dei ragazzini in mutande, che si coprono il viso, e qualche soldato, senza nemmeno un fucile in mano, che butta su di loro sabbia senza troppa convinzione. Un paio sono praticamente a braccia conserte. Qualche commento svela l'arcano: è un'esercitazione dell'esercito giordano, un video del 2009 (il link qui). Niente israeliani e niente palestinesi insomma.

domenica 18 maggio 2014

"La tentazione dell'Asia" di Paolo Longo

Paolo Longo è noto per essere stato per lungo tempo corrispondente della Rai in Cina. In realtà Longo ha frequentato tutto il continente asiatico nel suo lavoro di giornalista. Per raccontare quello che i suoi occhi vedevano e la sua esperienza gli rendeva chiaro ha scelto il mezzo fotografico
"Quando ho cominciato a fotografare ho sperimentato di tutto, ho vagato da un lato all’altro dello spettro della fotografia, sono entrato in punta di piedi nei grandi filoni, Henri Cartier Bresson, Luigi Ghirri, Robert Franck, August Sander, i nudi, il bianco nero, il colore, ma ho scoperto subito che mi piaceva soprattutto essere un cronista, raccontare storie attraverso le immagini, proprio come racconto storie per la radio o la televisione."

lunedì 21 aprile 2014

Nudo: quando l'arte non si capisce dove sia.

Apollo del Belvedere
Il corpo è sempre stato uno dei soggetti più rappresentati in arte: pensiamo ai graffiti nelle caverne di tempi remoti, alle statue dell'antica Grecia fino ai giorni nostri. Spesso e volentieri il corpo è rappresentato nudo, a volte con intenti di rappresentazione della perfezione, della bellezza che passa innanzitutto dal corpo. 
Famosa è rimasta la descrizione di Winckelmann dell'Apollo del Belvedere:
Il suo corpo si leva al di sopra di quello umano e la sua posa rivela la grandezza che lo pervade. Una primavera perenne, come nel beato Elisio, riveste di amabile giovinezza la sua matura affascinante virilità e aleggia con grazia delicata sulla superba struttura delle sue membraPenetra con il tuo spirito nel regno delle bellezze incorporee e cerca di farti creatore di una natura celeste, perché il tuo spirito possa inebriarsi di bellezze superiori alla natura umana: là, o lettore, nulla vi è che sia mortale o schiavo dei bisogni umani. Non una vena, non un nervo, eccitano e agitano questo corpo, ma uno spirito celestiale che vi si riversa come un fiume tranquillo quasi ricolma tutta la superficie di questa figura.

venerdì 8 febbraio 2013

Incisioni e fotografia, Perham Wilhelm Nahl e Anne Brigman

Typhoon,
Perham Nahl, acquatinta, 34.3 × 27.6 cm, 1908,
 Paramour Fine Arts
Molti fotografi pensano che il loro mezzo sia autonomo rispetto all'Arte in generale. 
Nulla di più falso, ma a volte non è facile trovare i riferimenti artistici al quale ci si è ispirati. Non manca nemmeno un'influenza inversa, per cui dalla fotografia si è tratta l'ispirazione e si è realizzato il tutto con altri media. 
Sfogliando libri qui e là durante le mie letture, mi sono imbattuta in un caso curioso. 
Molti conosceranno Anne Brigman. Le fotografe, come le artiste in generale, sono numericamente di meno, per una serie di ragioni culturali, che non è il caso di spiegare ora. Quando una donna diventa in qualche modo nota, è sempre per una buona ragione, si è distinta in modo eccelso dagli altri e viene giustamente ricordata. 
La Brigman è conosciuta per una serie di fotografie che ritraggono donne in contesti naturalistici e molto spesso sembrano parte di quella natura. In molti casi sembrano spuntare dalla terra stessa, dalle rocce, dagli alberi. Ricordano un po' le ninfe di cultura greco-romana e la scultura di Bernini, Apollo e Dafne, richiama la commistione tra la natura e l'umano. In un certo senso un primo probabile riferimento potrebbe essere questo, ma quello che ho scovato è più interessante e le coincidenze fanno pensare a qualcosa di più, rispetto a una mera ispirazione classica.

martedì 11 dicembre 2012

Henri Cartier-Bresson alla Reggia di Caserta

Gestapo informer, Dessau, 1945
Una cornice opulenta per un fotografo, Henri Cartier-Bresson, tra il Surrealismo e il reportage, che con 44 fotografie ha occupato due sale degli Appartamenti Storici dei Borboni. 
Conosciuto per essere il fotografo che puntava tutto sull'istante decisivo, su quel carpe diem che lo ha reso celebre, quando osservi davvero le sue foto, pensi che mai idiozia più grossa fu detta.
La composizione è talmente calibrata da sembrare costruita a tavolino. I richiami artistici sono così naturali, da sembrare l'origine di opere d'arte antiche. Il tutto è amalgamato da quella vena surrealista che non perde mai, trovandoci in situazioni fuori dal tempo, dalle epoche, lasciandoci una sensazione tutto sommato dolce, su cui aleggia una delicata malinconia, qualunque sia il soggetto immortalato. 
Nella mostra sono presenti molte foto conosciute, rendendola degna di una visita, dato che non stanno rifilando il solito gruppo di opere minori.

martedì 24 luglio 2012

Mostra fotografica - Alessandro de Leo


Se dovessimo lanciare uno sguardo sulla produzione fotografica di Alessandro de Leo, vedremmo una forte accezione formale delle sue composizioni. L’attenzione al dettaglio, dalla sua ricerca e alla sua messa in evidenza, si rivela anche all’occhio profano. 
Tra i generi preferiti campeggia il ritratto in studio. La sua ricerca si è svolta nell’ultimo anno di lavoro, nel tentativo di giungere ad una sintesi decisa. L’evoluzione della capacità di giostrare la luce nella maniera opportuna ha portato ad una progressiva eliminazione del superfluo. Tutto  ciò che era in eccesso è stato rimosso e, se inizialmente sono state messe in ombra solo alcune parti del soggetto e se tutti i toni di grigio erano presenti nelle sue fotografie rigorosamente in bianco e nero, questa volta ciò che Alessandro de Leo ci propone è diverso. 
La serie presentata offre una visione nuova dei suoi modelli, trattati alla stregua di oggetti. Non è fondamentale capire chi ha posato davanti all’obiettivo di de Leo e non è nemmeno indispensabile discernere se si tratti di un uomo o di una donna. Essenzialmente è difficile riuscire ad individuare il volto del soggetto e riconoscerlo, ma è possibile rivelarne delle tracce, sezioni, dettagli, che si lasciano disegnare dalla luce, proveniente dall’alto, su uno sfondo nero, uno sfondo che sembra quasi inghiottire anche chi è semplice spettatore dell’esposizione.

sabato 23 ottobre 2010

Julia Margaret Cameron


Non mi addentro mai in campi che non conosco bene, quindi dietro ogni post c'è sempre una ricerca, personale o fatta per necessità. In questo caso mi piacerebbe parlare di una fotografa dell'Ottocento. 

Julia Margaret Cameron è una donna vissuta tra l'India, l'Inghilterra e la Francia. La sua vita è agiata e tranquilla, nonostante i continui trasferimenti. Entra nel mondo della fotografia solo nel 1863, quando sua figlia Julia e suo marito le regalano una macchina fotografica e l'occorrente per mettere su una camera oscura. La Cameron si fa dare qualche lezione da John Herschel, lo scienziato che inventò il nome fotografia. Fu un suo privilegio, come quello di ritrarre uomini di grande fama, non solo in Inghilterra, ma in alcuni casi nel mondo. 
J. M. Cameron non era una fotografa tecnicamente ineccepibile, ma di certo fu estremamente energica, attiva e sapeva convincere la gente a posare per lei. 
Innanzitutto a quei tempi posare significava stare 3-4 ore sotto il sole (il flash non era ancora entrato in uso); molte frasi stralciate dai diari dei suoi soggetti parlano di un certo terrore dell'essere scelti come soggetto della giornata! Tutto sommato riusciva a trovare sempre qualcuno che, per piacere o per forza, posava per lei. 
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